Tutelare i minori in rete? Ecco sei consigli

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Me ne occupo da tempo ed è per me una missione da cui il mio lavoro non può prescindere: sto parlando della sensibilizzazione del mondo degli adulti, siano essi genitori o educatori, sui rischi concreti cui può andare incontro un minore utilizzando i social e in più in generale la rete.

Sei cittadino digitale dal momento in cui possiedi uno smartphone (leggi di più dal blog) e i nostri figli  diventano cittadini digitali sempre più presto, ahimè, senza tutele e controlli.

Non possiamo incolpare la rete per tutto ciò che di negativo potrebbe provocare: i rischi e le derive sono frutto di un utilizzo scorretto, privo di qualsiasi consapevolezza e razionalità.

Insegniamo ai nostri figli a non farsi male! Per un bambino la rete può essere peggiore del traffico nell’ora di punta.

Lasciatemi dire una cosa per spiegare meglio quello di cui parlo: ” Non è detto che la vostra esigenza di visibilità online sia la stessa dei vostri figli. Siete schiavi del selfie? Forse ai vostri figli non va di farsi “paparazzare” da voi. Pubblicare le loro foto ovunque, potrebbe voler dire esporli a rischi di cyber bullismo, offese, stalking e … perchè no? Potrebbero attirare l’attenzione di pedofili. Non create ghiotte occasioni per tutti quei “malintenzionati” nascosti in rete. Pensateci.!

Ho letto questo bell’articolo pubblicato su People for Planet (link) in cui si riporta un vademecum di 6 punti, stilato da una professionista autorevole in materia di Internet, Valentina Amenta del Cnr.

Eccolo così come pubblicato all’interno della fonte.

  1. Non lasciare mai lo smartphone o il tablet ad accesso libero ai minori, se connesso a Internet. Se è vero che molti dei video correlati al primo che carichiamo, proposti a lato dello schermo ad esempio da YouTube, sembrano essere sempre cartoni simili a quello visualizzato, non è così. Potrebbe affacciarsi di fronte al bambino di tutto, compresa violenza o pornografia.
  2. Non mettere foto di minori sui social: il farlo è sbagliatissimo. Il bimbo avrà in futuro una sua identità, e potrebbe non volerlo. Dobbiamo rispettare la possibilità che il bambino da grande vorrà una privacy maggiore di quella che noi concediamo a noi stessi. Tra l’altro ci sono già le prime sentenze contro i genitori, o i parenti, vinte dai figli che contestavano questa brutta abitudine. Ricordiamoci che non sappiamo come e quanto potrebbe svilupparsi la tecnologia, ma già adesso, “attraverso il riconoscimento facciale, il volto di un bimbo è sufficiente per giungere al suo nome”. Pensiamo al bullismo. «Banalmente anche gli adesivi dietro la macchina coi i nomi dei membri della famigli sono tutti dati che diffondiamo con troppa tranquillità, in un mondo che mette in rete foto da satellite, droni…: pensiamoci!»
  3. Ancora peggio, non mettere foto di minori dove si mostra la geolocalizzazione e cosa si sta facendo. È rischioso! Perché devo dire a tutti gli spostamenti di un minore?
  4. La nuova legge su cyberbullismo dice che chi carica e distribuisce è responsabile del reato. Rendete vostro figlio consapevole dei rischi che corre se per “scherzo” condivide un video che trovava divertente, ma in realtà bullizzava un coetaneo. Dobbiamo sapere già da ragazzi i rischi penali e civili che corriamo.
  5. Evitiamo di compilare in rete le richieste di dati (nome, cognome…) che ci arrivano via social. I siti della pubblica amministrazione e di molte aziende private (come ad esempio Aruba) sono in genere invece molto sicuri.
  6. Un minore che vuole iscriversi a un social dovrebbe essere istruito come quando gli insegniamo, per anni, la sicurezza stradale, prima di lasciarlo uscire da solo. Allo stesso modo, un 13enne che entra su Instagram, ad esempio, deve essere istruito (e così il suo genitore o tutore) su cosa sta facendo. «Ad esempio deve sapere che se pubblica una sua foto quella può rimanere in eterno nel locale pc di un qualsiasi utente dall’altra parte del mondo. L’educazione digitale servirebbe in ogni scuola. In attesa che ci arrivi, i genitori devono formarsi e formare”.

Continuerò a trattare l’argomento perchè credo nell’educazione e nella formazione come primo step per la prevenzione.

 

 

 

Bambini iperconnessi, quando inizia la vita digitale?

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Ormai fin da bambini abbiamo una vita digitale, fatto innegabile e inevitabile, che impone ai genitori un’attenzione specifica verso la azioni compiute online dai loro giovani figli

Siamo noi adulti a determinare il momento in cui inzia la cosiddetta vita digitale: lo facciamo quando mettiamo nelle mani dei nostri bambini o dei nostri ragazzi un dispositivo connesso alla rete, ma i fatti di cronaca sempre più frequenti in materia di cyberbullismo, stalking, sfide, suicidi hanno fatto scattare un campanello d’allarme richiamandoci ad un maggiore senso di responsabilità e protezione. Dobbiamo accompagnare i nostri figli anche nella loro vita digitale, dobbiamo dargli regole e insegnamenti che li aiutino a riconoscere e prevenire situazioni di pericolo.

Internet fa sempre più parte della loro vita quotidiana e spesso si avvicinano a questo potente mezzo senza una guida e ignorando i rischi che si celano nel web.

Rimando a un’indagine di Kaspersky Lab, che ha evidenziato come più della metà dei genitori teme che le minacce online per i propri bambini siano in aumento (51%) e che i propri figli abbiamo accesso incontrollato a contenuti inappropriati su internet (57%). Questi timori sembrano fondati e supportati dai numeri:

quattro bambini su dieci (41%) hanno affrontato almeno una minaccia online, come contenuti espliciti o inappropriati (12%) e software nocivi (10%), o hanno condiviso troppe informazioni personali (8%). Inoltre, quasi un terzo dei bambini (29%) ha ammesso di temere di diventare vittima di cyberbullismo .

“I benefici offerti dalla possibilità di essere sempre connessi a Internet ci portano a dimenticare che gli utenti più giovani sono naturalmente vulnerabili alle minacce online quando utilizzano i dispositivi connessi alla rete”, ha commentato in seguito all’indagine Morten Lehn, General Manager Italy di ‎Kaspersky Lab. “Per aiutare i nostri figli ad affrontare le numerose informazioni indesiderate e le esperienze traumatiche che possono incontrare online, dovremmo parlarne più spesso, e insegnare loro come proteggersi e come comportarsi in caso di incidenti. Tuttavia, genitori e insegnanti soffrono la carenza di strumenti educativi disponibili per guidare i bambini nel mondo digitale.

Sono tante le iniziative lanciate per aiutare genitori ed educatori tra queste consiglio proprio quella di Kaspersky Lab. che ha realizzato un libro dedicato a chi voglia affrontare queste tematiche con i propri bambini. Il titolo è “Kasper, Sky e l’orso verde” scaricabile direttamente dal sito.

Vi invito anche ai miei incontri finalizzati alla conoscenza degli effettivi rischi che si corrono in rete, senza demonizzarne l’utilizzo.

.Si terranno nel prossimo mese di novembre presso lo spazio culturale di Gallarate, Civico 3

Vai al sito per iscrizioni e date