Bambini iperconnessi, quando inizia la vita digitale?

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Ormai fin da bambini abbiamo una vita digitale, fatto innegabile e inevitabile, che impone ai genitori un’attenzione specifica verso la azioni compiute online dai loro giovani figli

Siamo noi adulti a determinare il momento in cui inzia la cosiddetta vita digitale: lo facciamo quando mettiamo nelle mani dei nostri bambini o dei nostri ragazzi un dispositivo connesso alla rete, ma i fatti di cronaca sempre più frequenti in materia di cyberbullismo, stalking, sfide, suicidi hanno fatto scattare un campanello d’allarme richiamandoci ad un maggiore senso di responsabilità e protezione. Dobbiamo accompagnare i nostri figli anche nella loro vita digitale, dobbiamo dargli regole e insegnamenti che li aiutino a riconoscere e prevenire situazioni di pericolo.

Internet fa sempre più parte della loro vita quotidiana e spesso si avvicinano a questo potente mezzo senza una guida e ignorando i rischi che si celano nel web.

Rimando a un’indagine di Kaspersky Lab, che ha evidenziato come più della metà dei genitori teme che le minacce online per i propri bambini siano in aumento (51%) e che i propri figli abbiamo accesso incontrollato a contenuti inappropriati su internet (57%). Questi timori sembrano fondati e supportati dai numeri:

quattro bambini su dieci (41%) hanno affrontato almeno una minaccia online, come contenuti espliciti o inappropriati (12%) e software nocivi (10%), o hanno condiviso troppe informazioni personali (8%). Inoltre, quasi un terzo dei bambini (29%) ha ammesso di temere di diventare vittima di cyberbullismo .

“I benefici offerti dalla possibilità di essere sempre connessi a Internet ci portano a dimenticare che gli utenti più giovani sono naturalmente vulnerabili alle minacce online quando utilizzano i dispositivi connessi alla rete”, ha commentato in seguito all’indagine Morten Lehn, General Manager Italy di ‎Kaspersky Lab. “Per aiutare i nostri figli ad affrontare le numerose informazioni indesiderate e le esperienze traumatiche che possono incontrare online, dovremmo parlarne più spesso, e insegnare loro come proteggersi e come comportarsi in caso di incidenti. Tuttavia, genitori e insegnanti soffrono la carenza di strumenti educativi disponibili per guidare i bambini nel mondo digitale.

Sono tante le iniziative lanciate per aiutare genitori ed educatori tra queste consiglio proprio quella di Kaspersky Lab. che ha realizzato un libro dedicato a chi voglia affrontare queste tematiche con i propri bambini. Il titolo è “Kasper, Sky e l’orso verde” scaricabile direttamente dal sito.

Vi invito anche ai miei incontri finalizzati alla conoscenza degli effettivi rischi che si corrono in rete, senza demonizzarne l’utilizzo.

.Si terranno nel prossimo mese di novembre presso lo spazio culturale di Gallarate, Civico 3

Vai al sito per iscrizioni e date

 

 

E’ arrivata in Italia l’app di quartiere Nextdoor

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Nextdoor: un servizio di condivisione, utile, agevole, sicuro, che tutela la privacy dei suoi utenti. Le informazioni non sono pubbliche e non sono visibili ai motori di ricerca.

Finalmente anche in Italia sbarca Nextdoor con un annuncio ufficiale dato in questi giorni a Milano. In realtà una versione beta è già funzionante da più di  sei mesi e con un buon riscontro di risultati. Di cosa si tratta? Di un social network che permette di creare comunità di quartiere e di interagire con i vicini per scambiare informazioni. Lanciato nel 2011 nella Silicon Valley, successivamente è stato esteso a Germania, Francia e Paesi Bassi. L’Italia è il quinto paese in cui gli utenti possono interagire con i membri della comunità locale tramite le app per iOS e Android.

Come funziona Nextdoor ? Puoi diventare membro fondatore

Quanto siano importanti i rapporti di buon vicinato lo sappiamo tutti e soprattutto se ci troviamo nei quartieri di grandi città.Il nuovo socialnetwork aiuta proprio nell’interazione tra vicini. Il suo funzionamento  è simile ai gruppi chiusi di Facebook, ma viene garantita una maggiore privacy. L’utente deve innanzitutto verificare se il suo quartiere è già presente, dopo aver inserito l’indirizzo di residenza. In tal caso viene accettata l’iscrizione previa verifica.

Se invece il quartiere non è presente si può diventarne il membro fondatore e stabilirne i confini. L’accesso a Nextdoor è protetto da password e le informazioni (personali o generiche) condivise dai membri non sono pubbliche, quindi sono nascoste ai motori di ricerca.

Il social network viene oggi utilizzato in oltre 200.000 quartieri di Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Germania. Al momento ci sono in Italia oltre 350 quartieri e 30.000 vicini. Secondo una ricerca condotta da Research Now, il 67% degli italiani afferma di essere in buoni rapporti con i propri vicini, mentre il 22% sostiene che siano addirittura ottimi. Il 48% vorrebbe creare un legame di fiducia, il 19% vorrebbe allargare la propria cerchia sociale, il 19% vorrebbe sentirsi più coinvolto nella vita di quartiere e il 14% vorrebbe sapere di poter contare su qualcuno in caso di bisogno.

Perchè utilizzare Nextdoor e cosa è assolutamente vietato fare.

Nextdoor può essere sfruttato per trovare un gatto smarrito o una babysitter di fiducia, suggerire negozi, bar e ristoranti, vendere, comprare o regalare vestiti e oggetti usati, organizzare un aperitivo di quartiere, ricevere avvisi di sicurezza, dare o chiedere un passaggio in auto e offrire assistenza agli anziani. È invece assolutamente proibito usare il servizio come palcoscenico, ad esempio per fare campagna politica.

Ovviamente sono vietati insulti, discriminazioni, incitamento all’odio, dispute personali e gogne pubbliche. In caso di violazione delle linee guida e in seguito alle segnalazioni ricevute, Nextdoor può rimuovere il contenuto e limitare o sospendere l’account.

Fonte principale WebNews |  Foto credit http://albionmich.net/nextdoor-com/

SITI E RESPONSIVE DESIGN

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Il tuo sito è stato creato prima del 2015?

Scopri se Google l’ha tagliato fuori dalla ricerca

Fai il test di responsività

Tagliato fuori dalla ricerca su google?
Il tuo sito forse è stato penalizzato.
Dal 21 Aprile 2015 Google ha modificato il proprio algoritmo e se il tuo sito non è responsive non piace al motore di ricerca.
Cosa vuol dire responsive?
I visitatori devono poter vedere il tuo sito, ottimizzato per le diverse dimensioni dello schermo da cui guardano:
 | COMPUTER | TABLET | SMARTPHONE |
Hai già provato a vedere se il tuo sito passa il Test di responsività? E’ un sistema messo a disposizione da google per vedere se il tuo sito è navigabile anche da smartphone e tablet.

Verifica la navigabilità del tuo sito. Provalo ora facendo clik al link di seguito:

Prova Test
Che risultato hai ottenuto?

Appare il testo:”Fantastico. Questa pagina è ottimizzata per i dispositivi mobili.” ? Allora puoi stare tranquillo.
Non è così?  Non preoccuparti non è successo solo a te! Noi possiamo aiutarti creando un nuovo sito responsive per la tua attività.

CONTATTACI SENZA IMPEGNO

La mamma di Cappuccetto Rosso non è un’irresponsabile e neanche voi…

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Insegniamo ai nostri figli come diventare cittadini digitali

Premessa

Minori e Internet | Dati UNICEF 2018

Ogni giorno oltre 175.000 bambini si connettono ad internet per la prima volta (un bambino ogni mezzo secondo)

Nel mondo1 utente su 3 è un bambino ( i giovani rappresentano il gruppo di età più connesso)

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Nel nostro immaginario collettivo, se c’è una fiaba che più di ogni altra ha un’efficacia tale da poter essere attualizzata in ogni tempo e contesto sociale, questa è proprio “Cappuccetto Rosso”.

Il suo messaggio è indiscutibilmente  attuale e per tanti genitori è il racconto ideale per mettere in guardia i loro piccoli dai rischi della disobbedienza e dai pericoli in cui incorrerebbero dando retta agli sconosciuti.     “Attento al lupo

Vi faccio una domanda.  Guardando l’immagine qui sopra cosa vi viene in mente?

L’ho mostrata a più persone di età diverse e tutte mi hanno risposto: “Cappuccetto Rosso”. Quando ho chiesto di approfondire con altri dettagli, tutte hanno iniziato a narrare la fiaba.

Mi piacerebbe invece soffermarmi su un altro particolare: la mamma! Secondo me è un personaggio sottovalutato, in realtà è lei che innesca il meccanismo “diabolico”: manda la piccola tutta sola nel bosco. E’ una sconsiderata?

Direi proprio di no, anzi! Lo sappiamo tutti che più e più volte raccomanderà alla piccola di non allontanarsi dal sentiero e di non fermarsi con gli sconosciuti.

Ma, ahimè, il male è subdolo, non ha scrupoli e, nascoto dietro il volto della lusinga tende agguati  diabolici. La mamma non conosce tutte le trappole del male, non ne prevede le sue azioni, per cui non può prevenirle. Si sente tranquilla: ha ben istruito la sua piccola.

Proprio così, se  leggiamo la storia come monito per noi adulti, tutto cambia e la mamma di Cappuccetto Rosso acquisisce un ruolo nuovo e determinante. La mamma deve imparare qualcosa in più, quello che sa non basta a proteggere Cappuccetto Rosso.

Adesso la vedete meglio nella foto? E’ il genitore che ha impegni al lavoro o che deve uscire per la spesa.  E’ la mamma che deve assentarsi da casa, per cui lascia soli per qualche ora i suoi figli. E’ il padre che rientra tardi dal lavoro a causa di un ritardo del treno…è la mamma che non può accompagnare i suoi figli a scuola, per cui ci andranno da soli…

Questi e tanti altri sono i motivi per cui spesso non possiamo stare con i nostri figli, ma cerchiamo di sentirci comunque tranquilli, perchè abbiamo spiegato loro tante cose, li abbiamo messi in guardia e gli abbiamo insegnato a fidarsi solo di noi e poche altre persone.

Spesso le nostre raccomandazioni non sono sufficienti perchè non sempre sappiamo da cosa dobbiamo proteggerlii: il bosco non è fatto solo di verde, cespugli, piante e un sentiero. Il bosco nasconde molte insidie ed è giunto il momento di scovarle, conoscerle e affrontarle quando si manifestano.

Oggi il bosco si chiama rete e come il bosco ha tantissimi pregi, ci tiene in contatto col mondo, ci informa e velocizza il nostro lavoro ma … qualcuno ha imparato a nascondersi tra le sue maglie.

Il lupo della rete oggi ha tanti nomi: sexting, grooming, sextortion, cyberbullismo, stalking, fake profile…per dirne alcuni. Li conoscete? Sapete di cosa si tratta?

I vostri ragazzi hanno uno smartphone? Allora è il momento di parlarne.

Vi propongo uno dei miei corsi che si terrà a novembre a Gallarate.Se siete interessati a corsi in altre città contattatemi su info@logosinprogress.com. (anche con minimo partecipanti 5)

Mi piacerebbe incontrarvi!