Tecnologia ed emozione a braccetto nelle nuove strategie di mobile marketing

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“…Non dimentichiamo che siamo umani”

E’ quello che mi viene da dire dopo aver letto un bellissimo articolo di Gilad Bechar ( accademico influente, presso l’Università di Tel Aviv, docente di Mobile Marketing and New-Media )

Al di là di quelli che potrebbero essere aspetti tecnici, interessanti più per gli addetti ai lavori, il concetto espresso da Bechar è che, per quanto tutto stia andando verso il digitale e il mobile, la tecnologia non deve sostituirsi all’emozione, ma lavorare con essa.

Negli ultimi tempi sempre più applicazioni mobile hanno introdotto elementi umani: persone al di là degli algoritmi… e pare funzionino di più. Naturalmente in questo caso ogni aspetto dell’umanità di un utente viene considerato ai fini di un miglioramento e perfezionamento delle strategie di mobile marketing. Basti pensare che le “migliori connessioni”, più precisamente le applicazioni mobili di maggior successo, sono proprio quelle che facilitano la connessione da uomo a uomo. L’applicazione funziona ed è performante proprio quando fonda il proprio sistema anche sul collegamento diretto tra esseri umani e non solo tra umani e algoritmi. L’emozione del consumatore non si misura in algoritmi, per parlare la lingua degli utenti e dei clienti i brands non devono mai trascurare la componente umana. Direi che se il marketing da un lato influenza le emozioni dall’altro deve anche ascoltarle.

Insomma l’interazione tra app e utente/consumatore può essere “umanizzata”, perchè qualsiasi tipo di interazione che si basi sulle emozioni umane è molto più forte e più profonda di quella che si basa su messaggi tecnici e sterili.

Mentre gesti umani e intuitività sono stati ampiamente discussi da anni in relazione alle potenzialità di successo del mobile, la psicologia comportamentale per il mobile marketing non è ancora tenuta in considerazione quanto dovrebbe.

Per un mobile marketing di successo dobbiamo capire le persone e i loro comportamenti più intimi e, in futuro, probabilmente ogni app diventerà più intelligente e sarà maggiormente in sintonia con i nostri programmi, le nostre preferenze personali e anche con gli errori che facciamo.

Per approfondire aspetti tecnici consiglio la lettura integrale dell’articolo (vai al link)

DONNE DAI 50 IN SU…DITELO A BRUCE WILLIS

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dite_a_bruce_willisInnanzitutto devo ammettere che la pubblicità #vodafone è sempre perfetta enon disattende mai le aspettative, e l’ultima campagna, con un affascinante e maturo Bruce Willis che ascolta Umberto Tozzi, mi ha suggerito questa idea…

E’ una provocazione per la vodafone, mio gestore di fiducia: io non sarei tanto schizzinosa, per una cena con Bruce Willis . Mi va bene qualsiasi sottofondo musicale, quello che conta però è che vodafone lo tenga in considerazione e proponga poi delle tariffe agevolate per le sue clienti over 50.

Ecco perchè ho creato questa semplicissima immagine (che non ha alcuna pretesa grafica) e l’ho pubblicata sui social a me più cari, come facebook, twitter, g+, tumbl., è un appello alle mie coetanee: fatela girare e vodafone ci ascolterà,

Maria Rosaria Iglio

Native advertising e content marketing: il fascino del perfetto mix tra pubblicità e contenuto

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Pubblico di seguito un interessante articolo di Patrick Albano, VP Advertising Solutions EMEA, Yahoo , che riesce a inquadrare molto bene il concetto secondo cui alle aziende si aprano nuove possibilità e opportunità di comunicare i loro messaggi in maniera naturale ed efficace proprio grazie alla continua evoluzione della fruizione di contenuto digitale e mobile.

Amate di più il content marketing o il native advertising? Ebbene la lettura di questo articolo aiuta tutti noi operatori del settore a capire che si tratta di due realtà che devono andare di pari passo, affiancarsi e non escludersi. Come dice Patrick Albano ” … Content marketing e native advertising sono spesso strettamente associati e, a volte, anche considerati sinonimi. Questo accade perché, spesso, chi fa content marketing utilizza il native advertising per distribuire il proprio contenuto. Nonostante questo, però, il native advertising non è solo un’opportunità per distribuire contenuto, è un modo per chiunque faccia marketing di parlare con il proprio target…”

Ecco tutto il testo. Buona lettura!

Il native advertising rappresenta il cuore di un movimento interno al digital advertising. Se per molti publisher questo format viene preferito per la sua capacità di abbinarsi a forma e funzione di un contenuto editoriale o di un’esperienza di prodotto, per i pubblicitari rappresenta un modo efficace di comunicare i loro messaggi di marketing, in maniera più naturale.

Man mano che la fruizione di contenuto digitale e mobile si evolve, anche le opportunità per il native advertising crescono. La prossima generazione di esperienze digitali sarà infatti più visuale, feed driven e personalizzata, e anche il native si evolverà allo stesso modo.

In qualità di leader di settore, è importante per noi alimentare questa nuova opportunità e stare attenti a non ostacolare la crescita del native advertising rinchiudendolo dentro confini troppo stretti. Esso infatti si presenta sotto molte forme a partire dal search advertising (la prima forma di native) all’advertising in stream, a formati che includono giochi e altro ancora.

Content marketing e native advertising sono spesso strettamente associati e, a volte, anche considerati sinonimi. Questo accade perché, spesso, chi fa content marketing utilizza il native advertising per distribuire il proprio contenuto. Nonostante questo, però, il native advertising non è solo un’opportunità per distribuire contenuto, è un modo per chiunque faccia marketing di parlare con il proprio target.

Un buon esempio è rappresentato dalla vasta gamma di native advertising che incontriamo ogni giorno attraverso l’advertising “in stream”, ovvero la serie dei messaggi pubblicitari presenti nel flusso di contenuto che appare quando visitiamo i nostri siti preferiti. In questo flusso, la pubblicità è un mix spesso ben fatto di messaggi che possono essere offerti in tempo reale, download di applicazioni o contenuti video così come messaggi di content marketing.

I consumatori moderni si aspettano che questi flussi portino loro i contenuti migliori e le informazioni più utili, e che i messaggi pubblicitari siano personalizzati, rilevanti, e che riguardino argomenti su cui siano invogliati a rispondere. La trasparenza è fondamentale per mantenere la fiducia dei consumatori ed è importante che la pubblicità sia comunque evidenziata come tale affinché sia sempre riconoscibile rispetto al contenuto editoriale.

Con l’evolversi del settore e di chi realizza campagne marketing, editori e consumatori saranno sempre più immersi nel flusso del native advertising e vedremo questo formato diventare sempre più appealing per un pubblico sempre più vasto. E’ importante che come leader di settore supportiamo questo interesse del mercato per favorire l’innovazione e per continuare a sostenere esperienze digitali di grande qualità per tutti gli attori coinvolti.